L’11 di febbraio è stato celebrata la Giornata delle donne e ragazze nella scienza, giornata introdotta dalle Nazioni Unite nel 2015. Secondo un rapporto dell’Unesco del 2021 nell’ambito della scienza le donne hanno una presenza non più di un terzo del totale, nonostante le laureate sono il 45% di esse[1].
In Italia la situazione è ancora più problematica dal punto di vista della gender equality nelle Stem. Anche se la tecnologia è diventata uno dei pilastri delle industrie che sostengono i lavori di domani e la digital literacy (l’alfabetizzazione tecnologica) è una delle skill più richieste, paragonabile a una competenza di base per qualsiasi persona, questi issue non trovano delle risposte negli ambiti professionali femminili. La scarsa presenza delle donne nel mondo di STEM non è un dato nascosto.
Ancora, tra chi frequenta un corso di studi universitari, il 24% sceglie materie Stem, ma questo dato scende al 14,5% se si considera solo la popolazione femminile. È vero anche che le aziende hanno capito che devono fare dei passi avanti e promuovere delle misure che aiutino le donne ad integrarsi più facile nel settore tecnologico, anche se esse non hanno un background di studio dello stesso settore. In questo senso si sono sviluppate delle Accademies che aiutano le candidate a toccare la tecnologia con una mano e a esplorare una professione in cui la diversità di background diventa un valore aggiunto all’azienda. Poi si è pensato anche di formare le giovane ragazze prima della scelta dell’’università a capire in un modo più ampio il settore tech, attraverso percorsi di formazione, perché essi possano diventare una opzione per loro[2].
Tutti questi sforzi che le grandi aziende le fanno sono veramente molto apprezzabili. Ma bisogna capire e comprendere la donna, non solo da una prospettiva utilitaristica ed economica, ma da una umana.
Bisogna andare alle radici delle sue decisioni di stare lontana da questo settore impegnativo. Dopo l’accesso delle donne nel settore lavorativo, dopo i famosi anni ’68, si è svolta una grande conquista della loro libertà e indipendenza dal punto di vista economico e sociale. Il problema è che il settore femminile si è diviso invisibilmente tra due categorie: le mamme (donne di famiglia) e le professioniste.
Le donne oggi si trovano davanti al bivio tra due cammini che non s’intrecciano naturalmente. Se lo fanno è perché la donna fa dei grandi sforzi per farli intrecciarsi, ma non perché sia una conseguenza naturale delle sue decisioni. Allora, quello che ci rimane è capire chi dovrebbe creare i strumenti perché il settore professionale con il settore personale s’incontrino in modo tale che diano alla donna una vera via libera per il suo sviluppo completo?
A.
[1] https://www.corriere.it/pianeta2030/24_febbraio_11/donne-scienza-traguardi-gender-gap-tanti-riconoscimenti-quelli-che-ancora-dovremmo-tributare-loro-b6fd1244-c82d-11ee-bbeb-1a8d2ebebe3f.shtml
[2] Marcella TESONE, La sfida della gender equality nelle STEM, in Formiche, n. 199, febbraio 2024.

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