Pensieri sulla vocazione della donna, oggi

Un paio di giorni fa stavo riflettendo sulla figura della grande rumena Ecaterina Teodoroiu, un personaggio femminile noto per il suo grande contributo durante la Prima Guerra Mondiale per l’unione della Romania con la Transilvania. Sempre in questo periodo trovai su una piattaforma di streamming, un vecchio film preferito Il sorriso di Mona Lisa, di cui la protagonista (interpretata da Julia Roberts), professoressa di Storia d’Arte un collegio americano di donne (noto come essendo molto conservatore), trova la sua propria strada per aprire le prospettive delle giovani donne che studiavano lì. Ho subito realizzato, che ognuna di queste grandi donne aprono nuovi capitoli nella storia personale o collettiva di un soggetto. Ognuna, vivendo la sua vocazione in un modo naturale ed elegante, riesce ad percorrere strade nuove che cambieranno il vissuto di quelli che si appoggiano su esse.

Dunque, in questo caso, la questione interessante è che la vocazione della donna non si realizza solo nella sua fuzione familiare e sociale, ma anche e sopratutto nella sua funzione umanizzatrice. Il suo campo di azione non è tanto la civiltà quanto la cultura[1].

Andando più in profondità del problema e anche nello stesso tempo mettermi con i piedi per terra, mi rendo conto che le donne non sono ancora pienamente consapevoli del loro potere generativo. E qui non mi riferisco al fattore biologico. Il matrimonio è fuori discussione, anche se è ancora il desiderio di molte giovani donne (spesso nobile e ingenuo), ma purtroppo non prima di una loro profonda riflessione sulle sue implicazioni e anche non prima del consolidamento di una profonda educazione dello spirito e della mente.

Il potere generativo delle donne è molto di più. È la capacità di sviluppare relazioni, di aprire porte e finestre, di arieggiare le menti, di offrire nuove prospettive, di incoraggiare ad arrivare con lo spirito dove si è a lungo sognato. L’eroina Teodoroiu può essere un modello di ispirazione e incoraggiamento, perché ha visto, prima di chiudere gli occhi sul campo di battaglia, realizzarsi il sogno dell’unità nazionale della Romania. La professoressa del film può essere un altro modo di vivere la stessa sua vocazione, in un modo molto intelligente e profondo, aprendo prospettive, offrendo luce, inspirando, incoraggiando.

Dal altra parte, come considera anche papa Francesco, nel suo Messaggio per la 58ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si devono tenere in considerazione i limiti dello spirito umano, cioè la sua percezione di essere onnipotenti, credendosi totalmente autonomi e autoreferenziali, separati da ogni legame sociale e dimentico della sua creaturalità, molto applicabile anche nel caso della donna. Perciò ci vuole un vissuto molto più consapevole, un’applicazione più profonda della sapienza del cuore per poter vivere in verità la propria vocazione, ci si chiede la formazione di un nuovo tipo umano, dotato di una più profonda spiritualità e di una libertà e interiorità nuove, soprattutto per quanto riguarda la vita della donna nella società odierna[2].


[1]Maria Luisa Aspe Armellia, Per Cambiare il mondo, in Donne, Chiesa, Mondo, Maggio 2028, n. 68, Città del Vaticano, https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/DCM/DCM68/18-19/ , pp. 13-16.

[2] Papa Francesco, Messaggio per la 58ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2024.

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