In mezzo agli algoritmi, alle cifre, al mondo digitale, c’era bisogno di un libro che potesse chiarire dove sarebbe il posto del cuore umano, in questo contesto. Ed ecco, la risposta viene attraverso il libro del professore Giovanni Tridente, un libro di riferimento per oggi, perché da oggi comincia l’indomani, #animadigitale.
Un libro che spiega dall’inizio l’IA, ciò che l’IA è capace di essere e i suoi limiti. Si punta sull’importanza del controllo dell’uomo sulle macchine e non il controllo delle macchine sull’uomo.
Si punta sull’incapacità dell’IA di fornire “calore umano”, ma, sull’importanza d’integrare l’IA nella vita umana, in un modo equilibrato, per uno sviluppo integrale umano.
C’è una voce nel libro che dice che l’IA “non sarà mai più intelligente dell’uomo perché li manca la coscienza”, ma, nello stesso tempo, ci sono voci nel libro che problematizzano la questione della coscienza dell’IA per il futuro.
Poi, ci sono le posizioni degli ultimi tre pontefici, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, le diverse opinioni nelle testate “La Civiltà Cattolica” e “L’Avvenire”. Poi, c’è la posizione degli organismi vaticani che viene definita da tantissime prese di iniziative e diverse opinioni, tra cui il fatto che l’uomo “non può delegare alle macchine gli aspetti del suo essere, come è ad esempio l’affettività o la relazionalità”.
Ci sono tantissimi rischi, come quello di violentare la dignità dell’essere umano se l’IA viene considerato come un ente a sé, con una personalità.
Il libro mette alla luce l’importanza dello sviluppo dell’essere umano accordato alla realtà e al futuro, l’importanza dell’uso responsabile delle nuove tecnologie per “umanizzare la tecnica e non tecnologizzare l’uomo” (presidente Paglia, Pontificia Accademia per la Vita).
In mezzo agli algoritmi, alle cifre, al mondo digitale, leggendo questo libro, ho guardato verso il futuro per qualche ore e ho capito meglio l’anima, l’anima dell’essere umano, quella vivente.
Ho capito, dunque che “la macchina è replicabile, perché si costruisce, mentre l’essere umano è unico, perché si genera”.


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